Customer Experience nel B2B: Basta chiedere, comincia a dare!

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This week I return to thinking about my ‘7 rules’ for creating a better social engagement experience with our customers. It may be a New Year, and we may have come a long way during 2014, but I continue to worry that B2B marketers are still too focussed on what marketing does, rather than on what our real purpose is – which is ultimately about engaging with our customers in meaningful and relevant ways that are memorable.

Before the holidays I wrote about my Rule #1: Listen. We talk a lot about listening to our customers in B2B, but I still don’t think we do it very well.

Which brings me to my Rule #2: Stop Pushing, please (have a conversation!)

Stop pushing 2

As I wrote last week, while I anticipate that many of the so-called ‘traditional’ marketing activities will be making a comeback in 2015, I hope that we won’t just go back to doing the same things in the same ways, trusting that they will appear ‘new’ because we haven’t done them in a while. This social era of marketing means that we must look at these activities through a completely different lens than we did before. No matter what we do, we have to ask ourselves a critical question: does this matter to our customers?

Just this week I saw this tweet from a marketing agency: Find out what our clients are saying about [us]!

Well, why should I care?

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Customer Experience, il futuro è già qui!

BlogColetti

AICEX: Siamo solo all’inizio dell’era dell’Internet of Things. Diventa sempre più sfidante e allo stesso tempo decisamente intrigante immaginare cosa ci riserverà veramente il 2054.

Nel celebre film Minority Report famosi brand come Guinnes, American Express, Lexus, Bulgari e Gap facevano proposte marketing personalizzate al protagonista John Anderton[i] che veniva identificato tramite la scansione della retina da un enorme scanner di forma sferica, il quale riconosceva in tempo reale tutti coloro che entravano in un Mall e visualizzava lungo il loro tragitto solo pubblicità personalizzata.

La pellicola, ispirata dal racconto breve “Rapporto di minoranza” di Philip K. Dick, è uscita nel 2002. Il regista Steven Spielberg e gli sceneggiatori decisero di ambientarlo in un mondo 50 anni più avanti; convocarono quindi un team di futurologi, tra cui alcuni esperti del MIT di Boston, affinché immaginassero un 2054 non troppo inverosimile.

Oggi, alla luce degli sviluppi della Internet of Things, è facile dedurre che questi visionari hanno fallito le previsioni spostando troppo in avanti la fattibilità di alcuni mirabolanti effetti speciali.

Il riconoscimento facciale è già una realtà e viene usato per la lotta al crimine in molti ambienti, anche se non utilizza la scansione retinica, fornisce comunque dei risultati soddisfacenti in tempi accettabili. La IoT sta generando una gigantesca rete dove i corpi, muniti di appositi device, e gli ambienti possono interagire tra di loro per dare vita a nuove e sorprendenti customer experience, intorno e addosso al cliente proprio come nel film. Utilizzando opportunamente tutti i device e i big data di un network always connected, si generano nuove opportunità di business grazie ad un engagement straordinariamente targettizzato che si estende potenzialmente ad ogni momento della vita di un cliente come non è mai accaduto prima.

Come per gioco, provando a mettere assieme alcune tecnologie già esistenti, ed immaginando lo scenario di un hotel o di un Mall come nel film, possiamo capire come sia possibile per un utente interagire e comunicare:

Chi sono
Un cliente che entra in un hotel o in un negozio oggi può essere riconosciuto in molti modi. L’utilizzo di beacon che dialogano con lo smartphone è il modo più semplice. Ma non è l’unica tecnologia disponibile. Indossando ad esempio il braccialetto della canadese Nymi [ii](che consente l’autenticazione univoca di tipo strong del portatore, compresi i parametri biometrici) potrebbe evitare la noiosa registrazione al banco check-in. Infatti, grazie all’integrazione con Salesforce[iii], il cliente sarà riconosciuto automaticamente. Gli addetti al ricevimento visualizzeranno la sua foto sul monitor e con un semplice click effettueranno il check-in che verrà notificato al braccialetto il quale si illuminerà e vibrerà. Il cliente sarà riconosciuto ovunque negli ambienti. Ad esempio, al casinò sapranno esattamente qual è il suo drink preferito e a quale tavolo è solito sedersi, la gestione della sua personale linea di credito e il caricamento delle vincite sarà completamente automatico. Check-out super fast garantito all’uscita dell’albergo.

Dove sono e dove devo andare
I servizi di localizzazione con tecnologia mista, consentono di conoscere la propria posizione sullo smartphone o su pannelli multimediali anche indoor e di guidare il cliente verso uno specifico punto. Ma grazie agli IoT siamo un passo avanti. Infatti il cliente può ricevere un feedback tattile nel caso stia sbagliando percorso. Indossando le sneaker Lechal[iv] della Ducere o la giacca Navigate della Wearable Experiments[v] percepirà precisi stimoli tattili (piccole pressioni e vibrazioni) che lo condurranno dritto alla meta come se fosse accompagnato da un cane guida. Addirittura tali device potrebbero indicare la direzione verso quel negozio che ha un’offerta speciale customizzata solo per lui.

Di cosa ho bisogno in questo momento
Anche in questa circostanza l’iterazione tra device, wearable nonché un formidabile team di data scientist  consentirà di conoscere i bisogni del cliente basati sulle loro preferenze ed abitudini. Il MagicBand[vi] della Disney, ad esempio, ha totalmente rivoluzionato il modo in cui i visitatori si muovono attraverso i parchi Disney World. Mediante questo coloratissimo braccialetto è possibile aprire la stanza del resort, evitare le code al FastPass gate, pagare ai ristoranti, collegarsi con il Disney PhotoPass e scoprire alcune sorprese personalizzate che si paleseranno all’apertura di scrigni “magici” semplicemente avvicinando il bracciale. Starwood[vii] ha scelto invece un app per l’Apple Watch & iPhone ed offre ai clienti fidelizzati SPG la possibilità di fare il check-in ed aprire la porta della camera con il proprio device in alcuni hotel del gruppo.

Come mi sento
Non sarà di certo facile ottenere il permesso di monitorare lo stato fisiologico dei clienti, ma molti protagonisti del wearable (Apple[viii] e Jawbone[ix] per citarne due) consentono agli utenti di condividere il battito cardiaco o il proprio stato d’animo con gli amici e sollecitano un reaction feedback al raggiungimento di obiettivi o come mood del giorno.
I CMO sono super eccitati solo al pensiero di poter inviare delle sollecitazioni marketing solo quando è il “moment” giusto.

Come reagisco agli eventi
Da un paio d’anni esistono software per il riconoscimento delle espressioni facciali. Catalin Voss della Stanford University ha realizzato un software chiamato Sensation[x] capace di leggere 76 punti distinti sul volto di una persona ed utilizzando una logica complessa di calcolo è in grado di determinare il suo stato emotivo. Il Fraunhofer Institute in Germania ottiene lo stesso risultato con il suo SHORE[xi]. Entrami hanno applicato intelligentemente le loro soluzioni ai Google Glass per ottenere un feedback costante, questo prima che il progetto di bigG andasse in standby in attesa della versione 2.0. La buona notizia è che Fraunhofer sta per rilasciare un’app per Android con le medesime capacità.

Se adesso qualcuno si sta chiedendo se siamo già pronti anche per muovere oggetti virtuali fluttuanti su schermi 3D come faceva  John Anderton è sufficiente dare un’occhiata a Epson Moverio BT-200, Thalmic Lab Myo armband e Meta Glasses per avere una risposta più che soddisfacente.

Giuseppe Coletti – IoT Advisor at AICEX Customer Experience Italian Association

Customer Experience Gaps

The Customer & Leadership Blog

AICEX: a noi ricorda di nuovo il ciclo di Deming 🙂

A few well known brands are renowned on the basis of how their customers experience these brands. Year after year, the situation remains the same: the same brands stand out in terms of the customer experience, and of the rest most of them are doing ok (not great) and haven’t improved much from the previous year.

So what’s missing?  Is it that the Tops and Middles in these so-so organisations/brands don’t understand the importance/value of customer experience? Is it that they don’t understand how to go about improving the customer experience? If this is the case then the mountain of speaking and writing that has taken place and continues to take place on the important/benefit of Customer Experience is failed. If this is the case then all the effort that academics, consultancies, and ‘gurus’ have put into coming up with and pushing forward their secret recipes – approaches, methods, tools and techniques – has been wasted.

Hold on. Could it be that what is not missing is not knowledge/understanding – of the benefits, and how to get there?  Could it be that folks understand Customer Experience and that understanding is not enough?  I invite you to read and reflect on the following words of wisdom:

In life, understanding is the booby prize.

– Werner Erhard

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Forbes: La Customer Experience è il nuovo campo di battaglia per il Business

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AICEX: Ancora sul ruolo del (nuovo) Marketing 🙂

We’ve heard it all before: thanks to digital disruption, traditional brand marketing is losing its luster and the customer is now in charge. To wit, Gartner predicts this is the year companies will compete primarily on the customer experiences they deliver. But if businesses are no longer able to compete on price, and the customer experience truly is the new battleground, what can be done to meet this sea change?

At the SAP Hybris Summit held this week in Munich, a fascinating session called “Mapping the Customer Journey To Your Business” provided tangible steps any business can take if they want to remain competitive in today’s digital economy.

“At the end of the day it all starts and ends with the customer journey,” said Damir Saracevic, Rivet CX Group. “If it doesn’t, customers will simply go somewhere else.”

Recent Gartner research suggests CMO’s are to lead this cross functional charge. But it’s not that easy to achieve because the customer journey doesn’t end after buying cycle is done.

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