Forse ti fidi troppo delle survey?

AICEX: Fare investimenti e prendere decisioni basandosi solo su quello che dichiarano i clienti è abbastanza pericoloso. In linea generale bisognerebbe verificare con dati oggettivi se quello che le persone fanno corrisponde a ciò che dichiarano di aver fatto, di fare, e di voler fare.

At our MarTech Conference this week, Amos Budde, VP of applied data science at Civis Analytics, discussed the importance of data credibility and the ways it powers marketing decision making.

Data is at the foundation of our digital marketing efforts, but it is often faulty – and many marketers don’t think twice about it. Budde offered key points for marketers to consider when applying metrics to a marketing strategy in order to avoid setbacks and erroneous outcomes.

Don’t trust people’s reasoning
Budde addressed the faultiness of human reasoning, stating that most people are apt to respond based on their current circumstances and immediate sentiment. Continua a leggere “Forse ti fidi troppo delle survey?”

HBR: Talvolta è meglio non credere a quello che leggiamo di noi sui social

MICHAEL HEIM/GETTY IMAGES

AICEX: Talvolta le aziende farebbero bene a non credere a tutto quello che si dice di loro online.

Questo articolo riporta una ricerca, ed alcuni casi concreti, nei quali vi è discrepanza tra quanto emerge dalla social-sentiment analysis e la reale opinione, e conseguente comportamento, dei clienti.

Ciò è dovuto a svariati motivi, ne riportiamo alcuni:

  • gli algoritmi di classificazione abbiano difficoltà ad interpretare delle espressioni ironiche, sarcastiche, giocose.
  • il comportamento sui social è talvolta abbastanza “disinvolto” e non rispecchia poi il vero pensiero e comportamento reale, ad esempio nei negozi del brand.
  • talvolta si tratta di feedback “a caldo”, soprattutto in concomitanza di eventi specifici.

Articolo di riferimento: https://hbr.org/2018/10/brands-shouldnt-believe-everything-they-read-about-themselves-online

HBR: Fruitori e non acquirenti

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AICEX: I Brand di successo non si limitano a farsi ricordare, ci semplificano la vita.

In quest’ottica distinguiamo “purchase brands” e “usage brands”. I primi si concentrano sulle fasi precedenti l’acquisto mentre i secondi si concentrano su quanto succede dopo.

Entrano quindi in gioco dinamiche di “fruibilità” e di fidelizzazione, interessanti per il design e i subscription models.

Questo implica un cambio di paradigma nelle aziende, storicamente abituate a configurarsi come “fornitori” di beni e servizi e considerando il customer service come un centro di costo per gestire le situazioni anomale.

Il customer service diventa quindi un centro di profitto, a servizio dell’utilizzo che i clienti fanno del prodotto o servizio, facendo in modo che lo scoprano , lo usino, lo apprezzino.

E scatenando quindi le logiche di passaparola e fidelizzazione al brand.

Pertanto anche la proposizione deve passare dal “comprami e non te ne pentirai” al “guarda che belle cose posso fare per te”.

Articolo di riferimento: https://www.strategy-business.com/article/The-Rise-of-the-Last-Mile-Exchange?gko=7cf43https://hbr.org/2018/02/the-most-successful-brands-focus-on-users-not-buyers