McKinsey: Per la customer experience i concetti sono meglio delle idee

AICEX: riproponiamo questo articolo di McKinsey che ci sembra ben riassunto in questa frase “la maggior parte delle aziende ha tante buone idee. Ma ha il problema di come renderle disponibili sul mercato.” Viene esposto un framework abbastanza interessante, che aiuta le aziende consolidate a trarre i benefici di approcci tipici delle start-up.

The concept sprint is a fast five-day process for cross-functional teams to brainstorm, define, and model new approaches to business issues. Here’s how it works.

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Le attività di neuromarketing sono etiche?

AICEX: L’etica nell’advertising è un interessante tema posto dall’American Marketing Association.

Lo sviluppo dei metodi di indagine diagnostica, Risonanza Magnetica in primis, hanno permesso numerosi sviluppi nel campo delle Neuroscienze. A questo si aggiungono anche gli studi sul comportamento irrazionale.

Potremmo chiederci se le aziende facciamo bene ad utilizzare queste conoscenze per indurre le persone all’acquisto ed all’uso dei loro beni e servizi.

Ma potremo anche chiederci se i beni e servizi che stiamo pubblicizzando arrechino dei benefici o piuttosto dei danni agli utilizzatori.

Il tema etico, quindi, si sposta più a monte della pubblicità e del marketing, si sposta sul business model, e sul prodotto e servizio proposto al mercato.

La vera domanda è quanto sia etico che certi prodotti e servizi siano offerti sul mercato.

Articolo di riferimento: https://www.ama.org/publications/MarketingNews/Pages/what-are-the-ethics-of-neuromarketing.aspx

HBR: Talvolta è meglio non credere a quello che leggiamo di noi sui social

MICHAEL HEIM/GETTY IMAGES

AICEX: Talvolta le aziende farebbero bene a non credere a tutto quello che si dice di loro online.

Questo articolo riporta una ricerca, ed alcuni casi concreti, nei quali vi è discrepanza tra quanto emerge dalla social-sentiment analysis e la reale opinione, e conseguente comportamento, dei clienti.

Ciò è dovuto a svariati motivi, ne riportiamo alcuni:

  • gli algoritmi di classificazione abbiano difficoltà ad interpretare delle espressioni ironiche, sarcastiche, giocose.
  • il comportamento sui social è talvolta abbastanza “disinvolto” e non rispecchia poi il vero pensiero e comportamento reale, ad esempio nei negozi del brand.
  • talvolta si tratta di feedback “a caldo”, soprattutto in concomitanza di eventi specifici.

Articolo di riferimento: https://hbr.org/2018/10/brands-shouldnt-believe-everything-they-read-about-themselves-online